Parigi: la guerra ad AirBnb non crea alloggi

Parigi intensifica la stretta sugli affitti brevi con controlli, limiti e sanzioni, nel tentativo di aumentare le abitazioni disponibili. Tuttavia, come emerge dall’analisi, la riduzione di Airbnb non ha risolto il problema abitativo: il mercato resta rigido e l’accesso difficile. Il nodo non è la piattaforma, ma la scarsità dell’offerta, che la regolazione non riesce a colmare.

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Gli affitti brevi e il confine del potere condominiale

La Cassazione (ord. n. 1105/2026) chiarisce un principio fondamentale nel dibattito sugli affitti brevi: i regolamenti condominiali non possono limitare l’uso della proprietà in modo generico o senza il coinvolgimento di tutti i titolari del diritto. Quando si vietano le locazioni turistiche, infatti, si incide su un diritto reale, configurando una vera e propria servitù. Per questo è necessario un vincolo chiaro, preciso e opponibile, oltre alla partecipazione di tutti i soggetti interessati nel processo. La decisione richiama così un limite essenziale alla crescente spinta regolatoria: la proprietà privata non può essere compressa con formule vaghe o scorciatoie giuridiche.

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Proprietà immobiliare, che anno è stato il 2025?

Il 2025 ha reso evidente il conflitto tra controllo politico e libertà di proprietà. In molti Paesi la casa è stata trattata come un problema da amministrare, con vincoli e presunzioni che hanno ridotto l’offerta. In controtendenza, Svizzera e Argentina hanno mostrato che il rispetto della proprietà e del contratto favorisce il ritorno degli immobili sul mercato. La lezione dell’anno è semplice: comprimere la proprietà crea scarsità, tutelarla rende possibile l’abitare.

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