Piano casa: promette alloggi ma rischia di produrre procedure

Il decreto-legge 66/2026 nasce per aumentare l’offerta abitativa, ma ripropone il modello che ha contribuito alla scarsità: più commissari, più vincoli, più prezzi amministrati. Con 970 milioni per il recupero dell’edilizia pubblica e 22 atti attuativi, il Piano costruisce una macchina complessa che deroga alle regole senza semplificarle davvero. L’edilizia convenzionata impone sconti del 33% e quote minime del 70%, trasformando la casa in una pratica amministrativa. Il risultato: meno libertà, più procedure. L’emergenza abitativa non si risolve con nuovi piani, ma liberando davvero costruzioni, investimenti e contratti.

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Il liberalismo diventa fumetto. E torna a parlare a tutti

Liberalismo in comics, di Sandro Scoppa e Angela Fidone, trasforma la storia delle idee di libertà in un racconto a fumetti chiaro, originale e accessibile. Dalla Scuola austriaca a Mises, Hayek, Menger, Einaudi, Leoni e Popper, il volume mostra come proprietà, mercato, cooperazione volontaria e limite al potere siano strumenti essenziali per comprendere il passato e leggere il presente.

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Superbonus, il conto della grande illusione pubblica

Il Superbonus lascia in eredità un conto pesantissimo: 174 miliardi di costo, crediti bloccati, cantieri incompiuti e migliaia di proprietari esposti a contestazioni e recuperi fiscali. La promessa dei lavori “gratis” si è trasformata nell’ennesima illusione pubblica: quando lo Stato separa la spesa dalla responsabilità, il risultato è debito, abuso, spreco e cittadini intrappolati nella macchina amministrativa.

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Casa: lo Stato si fermi sulla soglia

Per anni lo Stato ha indebolito la proprietà privata, scaricando sulle case l’emergenza sociale con sfratti bloccati e procedure lente, generando sfiducia e riduzione dell’offerta. Il nuovo ddl sugli sfratti prova a invertire la rotta, puntando su tempi certi, procedure rapide e recupero effettivo degli immobili per ristabilire il valore dei contratti e la tutela dei proprietari. Tuttavia, il punto centrale resta che l’assistenza sociale non può gravare sui singoli: la proprietà deve tornare a essere un diritto pieno, con limiti chiari all’intervento dello Stato.

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Il grande equivoco del Piano Casa: intuizione giusta ma il recinto pubblico resta

Il vero problema della casa in Italia non è la scarsità di immobili, ma la sfiducia dei proprietari, causata da rischi legali e incertezza nelle tutele. Il Piano Casa riconosce questo nodo e introduce misure positive, ma resta contraddittorio: coinvolge i privati senza liberarli davvero, imponendo vincoli e prezzi calmierati. In definitiva, la soluzione non è più intervento pubblico, bensì più libertà, certezza del diritto e minori ostacoli per riportare le case sul mercato.

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