Il prezzo dell’abitare e la paura della libertà

Nel dibattito sulla casa, l’intermediazione e l’affitto vengono spesso trattati come colpe morali anziché come funzioni economiche essenziali. Partendo dalle riflessioni di Difendere l’indifendibile, l’articolo mostra come vincoli, presunzioni e controlli finiscano per ridurre l’offerta abitativa, alimentando proprio quella scarsità che si vorrebbe combattere.

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Proprietà immobiliare, che anno è stato il 2025?

Il 2025 ha reso evidente il conflitto tra controllo politico e libertà di proprietà. In molti Paesi la casa è stata trattata come un problema da amministrare, con vincoli e presunzioni che hanno ridotto l’offerta. In controtendenza, Svizzera e Argentina hanno mostrato che il rispetto della proprietà e del contratto favorisce il ritorno degli immobili sul mercato. La lezione dell’anno è semplice: comprimere la proprietà crea scarsità, tutelarla rende possibile l’abitare.

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Affitti, l’imputato eccellente

La sentenza n. 186 del 2025 della Corte costituzionale legittima un modello in cui la proprietà immobiliare non è più una libertà da esercitare, ma una funzione da autorizzare. L’uso degli immobili, l’iniziativa economica e le locazioni vengono subordinati alla pianificazione pubblica e alla discrezionalità amministrativa, soprattutto a livello locale. Ne emerge uno Stato autorizzativo, in cui i diritti non sono negati, ma resi esercitabili solo a condizione di conformità alle decisioni del potere pubblico.

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